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Maggio/Giugno

 

 copertina giugno

 

Il 12 e 13 giugno gli italiani sono chiamati al voto referendario. La partita a scacchi tra il governo e i cittadini più ridicola della storia sta ormai volgendo a termine. Sì, perché quella che la tv ci ha proposto con lo spot “informativo” come una partita a scacchi tra il sì e il no, si è trasformata sempre più in una gara in cui è in palio la democrazia. Sono anni che i referendum non raggiungono il quorum,  e quelli che l’hanno raggiunto, sono stati rimessi in discussione dal governo che di fatto non ha accettato la volontà popolare.

È successo così quando gli italiani hanno votato per il sistema maggioritario, inquinato in seguito da una “quota di proporzionale”. È successo per il nucleare contro il quale il popolo italiano si era già espresso meno di 25 anni fa. Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a di-fendere di nuovo la volontà popolare con un voto che vada oltre i tantativi di depistaggio del governo. Suc-cede, quando non si è sportivi, che si tenti di cambiare le regole in corsa e quando non è più possibile si cerca lo scontro giocando la carta della confusione. Avevo un ami-co che quando perdeva a scacchi cominciava a dare scossoni alla scacchiera o provava a rubare qualche pezzo all’avversario. è questo che rende surreale questa partita con il governo, non si riesce più a muovere una pedina perché bisogna stare attenti che non ci buttino giù tutti i pezzi dalla scacchiera. Di ridicolo c’è che il nostro capo di governo si comporta da adolescente atteggian-dosi a pater familas. Prima dilapidano 400 milioni di euro pur di non accorpare il referendum alle amministrative, vecchio e costoso trucco per evitare il quorum, poi quando il nucleare diventa tema caldo, abbattendo di fatto l’immortale distanza tra temi politici è realtà percepita viene sospeso. Gli italiani sono terrorizzati e quindi non oggettivi, questa è la linea del governo. Segno che il popolo spaventato va bene quando c’è da giustificare una guerra o realizzare una dura legge sull’immigrazione, ma non quando si trattano gli affari dei padroni. E così il 12 e 13 giugno non siamo più solo chiamati a decidere su acqua, nucleare e legittimo impedimento, siamo chiamati a rivendicare la sovranità di un popolo gestito come una scolaresca, siamo chiamati a difendere quel po’ di demo-crazia che ancora stringiamo fra le mani. Qualunque sia la nostra risposta al quesito referendario è diritto e dovere di tutti andare a votare , non solo per esprimere il nostro parere ma per dimostrare a un governo allo sbaraglio che gli italiani non sono una scolaresca spaventata, ma cittadini responsabili, stanchi di essere presi in giro.