La crisi è un’entità difficile da circoscrivere, sicuramente pesa come un macigno sulle nostre spalle.![]()
Bisogna trovare una via di uscita, su questo punto si trovano miracolosamente d’accordo tutte le forze politiche; il come è già una questione che si perde in un caleidoscopio di distinguo, punti di vista e sfaccettature tra i molti galli del pollaio parlamentare (ne vediamo solo il peggio).
Intanto i tagli arrivano eccome, e colpiscono i settori più importanti per lo sviluppo e la crescita, ovvero l’istruzione e i servizi. Per non parlare del surreale scenario della libera professione in Italia. La triste verità è che in questo “Paese per vecchi” nessuno vuole mollare l’osso, se non per successione di schiatta. Ed allora ecco questo feroce fuoco di sbarramento che impedisce ai giovani di affacciarsi all’economia che conta. In fondo, il complicato sistema di albi e licenze, ricorda da vicino i Fasci e le corporazioni del ventennio.
Tutti sappiamo che da noi avere un’idea non serve quasi a nulla. Le grosse aziende non investono un euro in nuovi progetti, al massimo concedono il loro marchio, ma il rischio d’impresa è tutto a carico di chi propone. “Poco male”, direte voi, “credo nel mio progetto, quindi ci investo”. Ottenere credito in Italia è un’esclusiva di chi ha già i soldi, per i comuni mortali è quasi impossibile. Interessante vedere le differenze con altri paesi, andatevi a leggere la biografia del povero Steve Jobs (che il marketing ha trasformato in guru) e vedete se un simile percorso è possibile in Italia. Ovviamente no. C’è grande sfiducia quindi, ma non bisogna mollare, perché le soluzioni ci sono. Probabilmente è la società civile la parte sana di questo paese, ed è la stessa società civile che deve trovare le risposte. Spero di vedere manifestazioni in futuro dove ci siano proposte di rilancio per il paese, a cominciare dalla semplificazione dell’accesso al credito e non lo sfogo ottuso contro il vetro di una banca.